Pato: “Vedo Ronaldo e cerco di imitarlo”
È arrivato in Italia col fardello del predestinato, dell’erede di Ronaldo, con l’eccessiva responsabilità di chi doveva risollevare le sorti di un Milan in difficoltà. E dopo un’annata discreta a cui ha fatto seguito una bruttissima olimpiade con tanto di bocciatura pubblica da parte del ct verdeoro Dunga, questo inizio di stagione sta dando un po’ di gioia:a Alexandre Pato: tre gol in sei partite (contro lo Zurigo su punizione, contro la Lazio di testa e il due a uno contro la Reggina che ha regalatao i tre punti ai rossoneri) e un futuro che appare sempre più roseo.
Ecco l’intervista al giovane talento brasiliano apparsa su La Stampa di oggi.
Pato, domenica sera nel derby è pronto a girarsi dalla parte giusta?
«Non so ancora se Ancelotti mi farà giocare, però sarebbe bello fare un gol all’Inter».
Torniamo indietro di un mese: l’Olimpiade è andata male e in Brasile viene criticato per il suo rendimento.
«Io ascolto soltanto la mia famiglia, la società, i miei compagni e il mio allenatore, il resto non conta. Quando sono tornato a Milanello sono stato aiutato da tutti».
Ancelotti, però, le ha tirato le orecchie perché in allenamento era un po’ svogliato.
«Io non me ne sono accorto, però quando me l’ha detto ho cercato subito di migliorarmi. Ancelotti in campo deve fare il tecnico, ma fuori si comporta come un papà».
Il suo nome deriva dalla sua città natale Pato Branco.
«E’ un piccola “San Francisco” brasiliana con strade in salita. In due in bici ci lanciavamo in picchiata a occhi chiusi. Che rischi…».
E’ vero che ha iniziato a soffrire di saudade?
«Macché, sono andato via di casa quando avevo undici anni. L’unica persona che mi manca da morire è Stefany Brito, la mia fidanzata. E’ partita da due giorni, mi sembra già un’eternità».
L’ex ministro Padoa Schioppa ha detto che in Italia ci sono troppi bamboccioni. Sa cosa sono?
«No (ride ndr)».
Ragazzi che a trent’anni continuano a restare attaccati ai genitori.
«Bene, allora io sono il contrario dei bamboccioni. I miei non pensano al trasferimento e neanch’io li voglio qui. Li adoro ma ormai sono abituato così».
Ma a undici anni, quando è andato a Porto Alegre, chi la manteneva?
«La società. E poi ricevevo anche un piccolo aiuto economico, l’equivalente di 15 euro al mese».
E come li spendeva?
«Aiutavo la mia famiglia e il resto lo davo a un distributore di benzina che vendeva panini. Li offrivo ai miei amici».
Quando si è accorto che poteva diventare Pato?
«Boh! Mi ricordo però tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare a questi livelli. Mentre gli altri facevano shopping e andavano per feste io ero agli allenamenti».
Adesso che gioca con Ronaldinho, ha cambiato idolo?
«No, Ronaldinho è un mito ma il mio idolo è sempre stato Ronaldo. Uno dei miei passatempi preferiti è andare su You Tube e vedere le sue finte. Poi, in partita, cerco di imitarlo».
Quando era al Milan gli ha chiesto la maglia?
«No, mi sono vergognato».
Pato, si ritiene una prima o una seconda punta?
«Io gioco dove dice Ancelotti, ma rispetto a Inzaghi e Borriello sono più basso e veloce, quindi mi sento più adatto a fare la spalla».
Entriamo dentro il derby. Tolga un giocatore all’Inter.
«È un’operazione inutile. Faccio un esempio: se esce Ibra c’è un Cruz che segna».
In che rapporti è con Adriano?
«Ottimi, è un ragazzo speciale. Sono davvero contento che si sia ripreso. Ha già due figli e un po’ lo invidio. Per me è ancora presto ma ne vorrei quattro: due femmine e due maschi».
E dello Speciale One cosa ci dice? Conosce Mourinho?
«Nessuno si offenda, ma so pochissimo di lui».
Lei abita vicino all’ippodromo di San Siro, dove vivono tanti giocatori interisti.
«Mai parlato con nessuno. Qualche volta incrocio Materazzi nel garage, ci salutiamo ma finisce lì».
E’ vero che nella serie A italiana c’è poco spazio per i giovani?
«Io sinceramente non ho avuto problemi».
Chi sono i più promettenti?
«Paloschi e Giovinco».
E Balotelli?
«Anche Mario è fortissimo, nel derby ci siamo anche scambiati la maglia».
Adesso che non guadagna più 15 euro, come spende i suoi soldi?
«Per adesso mi contengo, ma ho un sogno: vorrei un’isola tutta mia».



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