Minifuga dell’Inter e ripresa della Roma

In quel di Lecce la Roma agguanta la sua prima vittoria esterna in campionato con una prestazione convincente, sicura e con sprazzi di un gioco che fino a questo mometo aveva latitato. La crescita di condizione di alcune pedine fra cui capitan Totti e la scarsa resistenza dei salentini regalano tre punti alla banda di Spalletti e la consapevolezza, anche e soprattutto dopo la vittora nel derby, che risalire in classifica è possibile. Attendiamo test più impegnativi di questo Lecce distratto: i segnali ci sono, ma non basta una vittoria per decretare la fine di un periodo no.

Nel posticipo serale il Milan aveva la missione di non far scappare l’Inter vittoriosa nell’anticipo di sabato contro la Juventus: due a due il risultato finale e missione fallita. Ottima la reazione di un Milan sbilanciato coi vari Ronaldinho, Pato, Kakà, Seedorf e Pirlo al gol di Stellone (in pochi minuti Pato e Ronaldinho ribaltano la situazione), ma alla lunga sono emerse tutte le difficoltà di questo Milan; lento, lentissimo, macchinoso, senza profondità e sensibile alla pressione degli avversari: basta un po’ di intensità per mettere in ambasce la retroguardia rossonera, complice, ovviamente, un centrocampo debole col solo Gattuso come incontrista di ruolo. Visto l’andazzo della ripresa ci si aspettava l’ingresso di un centrocampista a dar manforte alla linea mediana, ma come la solito la sostituzione è arrivata alla mezz’ora: un po’ troppo tardi.

A margine di tutto ciò il rigore assegnato al Torino è parso generoso, al pari dei rigori concessii al Milan in queste ultime giornate, segno, ancora una volta, che gli errori arbitrali ci sono, sia per la mediocrità della nostra classe arbitrale sia per una sorta di casualità, e possono di volta in volta favorire o sfavorire. Gli errori di ieri sera (c’era un rigore netto per il Milan non sanzionato dall’arbitro) sono la dimostrazione che non c’è nessun piano occulto che ha favorito il Milan o ha sfavorto il Torino come si diceva nelle scorse settimane, sono solo errori. Ma ora il Milan si lamenta e il Torino tace: il tipico e noioso giochetto di cui si è gia parlato.

L’Inter quindi allunga in classifica: più tre sui cugini e più sei sulla Juventus battuta nell’anticipo di sabato sera. Si è parlato della migliore Inter della stagione, e sicuramente ha giocato meglio di una Juventeus quasi irriconoscibile: bloccata a centrocampo da un’Inter intensa e corta che ha finalmente fatto vedere una parvenza di unità e forse di gioco: un’Inter manciniana sia dal punto di vista tattico, sia dal punto vista dell’aggressività. Oppure un’Inter simile al Chelsea di Mourinho, ovvero noiosa da vedere ma efficace, brava nell’imbrigliare la squadra di Ranieri rendendola incapace di imbastire un gioco offensivo degno di questo nome con un Nedved dalle polveri bagnate al pari di Del Piero poco incisivo. Complice anche la prematura uscita dal terreno di gioco di Tiago, la Juventus è parsa tutt’altra squdra rispetto a quella del filotto di sette vittorie consecutive. ma il merito è da ascrivere all’aggressività dei nerazzurri.

Il gol vittoria è figlio di due ciabattate: la prima di Ibrahimovic il cui tiro si trasforma in un assist, la seconda di Muntari che colpisce male ma insacca alle spalle di un Manninger più attento a protestare per il fuorigioco piuttosto che a tentare di opporsi al ghanese. Ma le partite si vincono così: senza prendere gol e anche grazie a episodi come questo.

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