La scelta di Kakà

Si è conclusa nel miglior modo possibile, per i tifosi del Milan e per il calcio italiano, la telenovela che ha visto protagonisti Kakà, il Manchester City e il Milan, con la rinuncia da parte del giocatore di trasferirsi in Inghilterra. La serata di lunedì è stata prima una progressiva accettazione del passaggio al City: uno stillicidio di notizie, di si dice, di indiscrezioni che davano via via l’affare per concluso. Verso le 21.30 pareva cosa fatta, mancava solo la firma di Kakà. La televisione tematica di Milan Channel aveva dato ufficiosamente la notizie che “Kakà non era più un giocaore del Milan”. I tifosi rossoneri assiepati sotto l’abitazione del brasialino tornavano mestamente a casa. Poi, il colpo di scena: la telefonata di Berlusconi alla trasmissione Il processo di Biscardi che smentisce tutto: Kakà resta al Milan, rinuncia ai soldi.
Abbiamo assistito in una manciata di giorni a una vicenda esagerata sotto tutti i punti di vista, a partire dalla megaofferta fatta dal Manchester City per finire alla reazione dei tifosi, esagereata anch’essa, come se senza Kakà il Milan fosse defintivamente morto e spolto. Ma l’esagerazione del tifoso è stata commisurata all’offerta degli inglesi.
Alla fine Kaka ha scelto di restare al Milan, per un fatto di affetto e di cuore. È indubbio che questa componente ci sia stata, però c’è da chiedersi perchè non ha chiarito sin da subito la sua posizione. È stato roso dai dubbi, pressato dalla voglia di restare al Milan da una parte e allettato dall’offerta faraonica del Mancehster. dall’altra Chissà se al posto del Manchester City ci fosse stato un club dall’appeal maggiore come sarebbe andata a finire. Non dico che l’affetto e la voglia di restare al Milan non abbiano inciso, anzi: la fortissima pressione dell’opinione pubblica è stata una delle componenti. Insieme ai dubbi sulle reali prospettive che può dare oggi il Manchester City.
Ovviamente quste sono supposizioni e non possono essere altro. Ma se davvero Kakà vuole invecchiare nel Milan e diventarne bandiera e capitano, se davvero questa scelta è stata dettata dall’amore, dall’affetto per la squadra che lo ha lanciato e con la quale ha vinto tutto, lo vedremo in futuro se e quando qualche altro club busserà al sua porta. Perchè se la prossima estate si presenterà il Real Madrid o chi per esso e Kakà inizierà anche solo a vagliare la situazione, a ponderare, questa scelta di restare, la mano che tocca il petto, la maglia stretta fra le mani mostrata ai tifosi assiepati risulteranno come un doppio tradimento, e a quel punto non si potrà non pensare che più che dal cuore la scelta di questo gennaio è stata dettata dalla scarsa prospettiva che può dare il Manchester City. Perchè al cuore non si comanda, nè di fronte al Manchester City nè di fronte al Real Madrid.

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