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Highlights Palermo-Inter, anticipo 12^ giornata

Novembre 15, 2008

Dopo un brutto primo tempo due perle di Ibrahimovic a inizio ripresa consegnano i tre punti alla squadra di Josè Mourinho. Il Palermo regge e gioca bene nella priam frazione, ma colppito a freddo dal primo gol dello svedese non riesce a reagire.

Clicca il seguente link per gli interi highlights:

highlighs Palermo-Inter

Cordoba salva l’Inter, ma che fatica

Novembre 3, 2008

Anche nel caso di Reggina-Inter vale il discorso che il risultato cambia valori e giudizi, modificando l’analisi di una partita. Durante i minuti finali, col risultati fermo sul due a due, già si immaginavano le critiche che si sarebbero abbattute su un’Inter bruttina e senza gioco, ballerina in difesa e poco pungente in avanti, a dispetto della falange di punte schierata dal suo allenatore. Invece il gol di Ivan Ramiro Cordoba nei minuti di recupero ha cambiato tutto e ha nascosto un po’ di magagne. Certo, le critiche ci sono state, ma sommesse, quasi silenziose e oscurate dai tre punti.

Non significa certo che l’Inter abbia rubato, o abbia demeritato: succede spesso e succede a tutti di vincere non giocando bene. Ciò che deve preoccupare è la visione di insieme: se si continua a non giocar bene non ci si può aspettare di trovare il jolly ogni volta. Se al contrario è solo una giornata storta ci si sfrega le mani e si gode dei tre punti in più in classifica.

La prestazione di sabato però ricalca il cannovaccio di quest’ultimo breve periodo dei nerazzurri, che a parte la vittoria all’Olimpico non ha mostrato un grande calcio: massimo risultato con minino sforzo in Europa contro l’Anorthosis (ma nel gironcino di Champions questo atteggiamento ci sta) e pareggi deludenti contro Genoa e Fiorentina.

Al di là di schemi e impianto di gioco, di 4-3-3 o 4-2-4, questa Inter continua a non convincere: scollata nel reparto avanzato coi due esterni abbandonati a loro stessi, flebile a centrocampo con due incontristi non supportati dagli esterni che in fase di non possesso non tornano a coprire, e in difficoltà in difesa, conseguenza del poco filtro a centocampo. Il risultato è una squadra che non riesce a costruire un gioco quando deve farlo, come dimostrano le difficoltà incontrate nelle partite casalinghe; risulta più pericolosa fuori casa quando riparte in veocità dalla propria trequarti: in altri tempi e casi si sarebbe parlato di gioco all’italiana, altro che spettacolo.

Il tutto stride se si fanno raffronti con la squadra solida e rocciosa dell’anno scorso.

A monte di tutto questo abbiamo un allenatore troppo legato ai prorpri schemi e forse confuso dall’impatto col calcio italiano (leggi: squadre organizzate, anche quelle meno blasoante, chè qui mica siamo in Inghilterra) che nei momenti di difficoltà non sa fare altro che inserire un’altra punta come se un elevato numero di attaccanti significa apportare più pericoli per gli avversari (a conti fatti questo atteggiamento ha portato i suoi frutti solo contro il Lecce). Leggere la partita e fare dei cambiamenti con l’intento di modificare la disposizione e i movimenti della propria squadra: questo è il compito di un tecnico. Intasare l’attacco giocando con mille punte quando dietro non si costruisce, o si ha difficoltà a farlo, non serve a nulla: questo è il calcio professionistico, non Pro Evolution Soccer.

Ma Mourinho gode ancora di una certa immunità e le critche latitano,  o quando ci sono vengono abilmente dribblate dal portoghese. Sta diventando un ritornello, ma la domanda è sempre lecita: se al suo posto ci fosse ancora Roberto Mancini quante critiche gli pioverebbero addosso?

Balotelli chiede di essere ceduto in prestito

Ottobre 24, 2008

Vera o non vera che sia, la notizia, riportata dagli organi di stampa, è che Mario Balotelli si stia stufando della panchina e della scarsa considerazione che di lui ha avuto sino ad ora il tecnico Josè Mourinho, tant’è che pare voglia addirittura incontrarsi con la società nerazzura per chiedere di essere ceduto in prestito durante il mercato di riparazione di gennaio.

Le tante panchine scaldate fino a questo momento della stagione e le ottime prestazioni fatte con la Nazionale Under 21 sono il movente che spinge Supermario alla richiesta del prestito per poter giocare con continuità e non perdere la maglia azzurra.

Le larghe vittorie delle milanesi e il sogno Catania

Ottobre 20, 2008

Ibrahimovic e Ronaldinho

Il Milan batte la Sampdoria tre a zero nel pomeriggio, l’Inter asfalta la Roma nel posticipo col tondo risultato di quattro reti a zero. Ma dietro questi numeri che fanno pensare a un netto dominio si nasconde altro, soprattutto per quanto concerne i rossoneri: soporiferi, noiosi e abulici nel primo tempo, più vivaci nella ripresa grazie all’entrata in campo di Kakà, tonico rigenerante che dà finalmente quelal scossa che il Milan cercava.

La Sampdoria scende a San Siro com’è logico che faccia una squadra con soli quattro punti in classifica: attenta e tatticamente organizzata, affolla il centrocampo con cinque giocatori e smorza così le velleità del solito Milan lento e prevedibile, che non riesce a utilizzare le fasce laterali e che si intestardisce a infilarsi nell’imbuto centrale, che non ruba palla nella trequarti avversaria e riparte con poca velocità dalla propria area dando la possibilità agli avversari di posizionarsi. Il primo tempo scorre lento con due o tre occasioni per la Sampdoria (bella la rovesciata di Delvecchio); dall’altra parte poca, pochissima roba: Ronaldinho sempre poco mobile tenta di districarsi dai tre giocatori che lo asfissiano regolarmente e Pato generoso che tenta di darsi da fare ma con poco costrutto e senza mai concludere.

La ripresa vede l’ingresso in campo di un Kakà sempre più fondamentale, rimasto in panchina perchè reduce dalle partite con la nazionale verdeoro, e il Milan diventa finalmente più veloce, (ri)trova quell’imprevedibilità necessaria a scardinarare le squadre chiuse e va a segno con un rigore che fa e che farà discutere: il forte tiro di Borriello colpisce il braccio sinistro di Lucchini in area, rigore ed espulsione. Come spesso accade coi falli di mano in area è difficile capirne la volontarietà, ma a stretti termini di regolamento il rigore pare esserci: il braccio destro è attaccato al busto, ma il sinistro è largo e staccato dal corpo. Resta sempre da verificare la distanza (in questo caso i due calciatori sono molti vicini) ma per l’arbitro è sempre complesso giudicare in occasioni del genere. L’uno a zero per i rossoneri mette in crisi la Sampdoria che con un uomo in meno e con quell’assetto non costruisce più e il Milan segna ancora: veloce ripartenza e secondo gol di Ronaldinho. Poi arriverà la terza rete col solito Pippo Inzaghi.

Nel posticipo serale l’Inter passeggia con troppa facilità sulle ceneri di una Roma ancora irriconoscibile, segna nei primi minuti di ogni tempo con Ibrahimovic vibrando così durissimi colpi psicologici, dilaga con Stankovic, che esulta come se avesse segnato in una finale di Champions League, e cala il poker con Obinna, schierato a sorpresa da Mourinho. La Roma ritrova Totti dopo sei mesi ma paga ancora le troppe assenze e giocatori non all’altezza (Cicinho non riesce a entrare nella parte del terzino nel calcio italiano). In più appare zemaniana nel reparto arretrato: difesa troppo alta che viene perforata puntualmente e facilmente dai nerazzurri, come dimostra la prima rete (lancio per Ibrahimovic sulla destra e morbido pallonetto a superare Doni in uscita) e la splendida azione di Maicon che si fa tutto il campo, chiede e ottiene il triangolo dall’ottimo Muntari e poi sbaglia a tu per tu col portiere giallorosso. Anche il secondo gol nel primo minuto della seconda frazione è filgia di un altro buco difensivo della squadra di Spalletti.

Prova di forza, vittoria meritata e mai in discussione quella dell’Inter, che ha dimostrato di essere in ottima  condizione fisica, ma contro una Roma sicuramente allo sbando e lontana parente di quella dell’anno scorso. Questa Inter va comunque crescendo mentre si delinea una certa identità: forte, coesa e organizzata in fase difensiva, ancora poco squadra nel reparto avanzato sempre troppo dipendente dalle individualità, dalle magie di uno Zlatan Ibrahimovic mostruosamente efficace. Ancora in ombra Quaresma, così tanto voluto proprio da Mourinho, che si intestardisce con i colpi di esterno e non sa usare il piede sinitro.

La parte alta della classifica vede il crollo della Lazio in casa di un Bologna caparbio che salva la panchina di Arrigoni con una prova tutto cuore e corsa di fronte a un Lazio forse supponente che paga la sosta, come temuto da Delio Rossi: tre a uno il risultato finale e Lazio sempre generosa con le squadre in difficoltà, come accedde col Milan.

Il Catania continua a vivere il suo sogno inaspettato battendo due a zero il Palermo nel derby siciliano: partita equilibrata, un tempo per uno, ma nella ripresa la squadra etnea va segno due volte co un colpo di testa di Martinez prima e con un rigore messo a segno Mascara nei minuti finali, e per un paio d’ore si gode il primo posto in classifica. Decisiva l’espulsione del rosanero Carrozzieri che lascia il Palermo in dieci per tuttta la ripresa. Zenga, forse sottovalutato dagli addetti ai lavori: trovarsi lassù dopo sette giorante non può più essere un caso, resta coi piedi per terra e pensa ai 26 punti che mancano al suo Catania per salvarsi.

La Juventus doveva uscire dalla crisi e invece ci casca dentro: il due a uno di Napoli nell’anticipo serale di sabato la allontantanano dalla testa della classifica che ora dista ben sette punti. Claudio Ranieri ha ancora la fiducia della dirigenza, come sottolienato da Jean-Claude Blanc: “La fiducia è quella di sempre, non è il momento di tornare sull’argomento [...] Ovviamente se siamo in questa situazione vuol dire che abbiamo lasciato qualcosa per strada, in queste ultime due settimane. Dalla partita con l’Udinese a queste ultime due sconfitte con Palermo e Napoli abbiamo perso qualcosa, giocatori e alcuni dettagli che fanno la differenza tra vincere e non vincere. Cerchiamo di lavorare insieme per trovare i punti giusti da toccare per poter ribaltare questa situazione“.

Ma ora c’è il Real Madrid e poi il derby: ogni partita pesa come un macingo, per la Juventus e soprattuto per Claudio Ranieri.

Mourinho: il Liverpool nel suo futuro?

Ottobre 15, 2008

Sempre foriera di notizie succulente ma che molto spesso si rivelano delle immense bufale, la stampa britannica anche oggi ci offre una chicca, questa volta su Josè Mourinho. Stando a quanto scrive oggi il Daily Mail,  Mourinho potrebbe, in futuro, tornare ad allenare in Inghilterra, questa volta sulla panchina del Liverpool. Bizzarro come il portoghese si trovi in Italia solo da pochi mesi e già si parla di futuro che a tutt’oggi pare molto lontano (colpa dei campionati fermi delle pagine dei giornali da riempire comunque?)

Secondo il Daily Mail, che apprende questa notizia da ’sources close to Inter Milan manager Jose Mourinho‘ (fonti vicine all’allenatoe dell’Inter Josè Mourinho), lo Special One vorrebbe tornare in Ingihlterra come già disse allorquando abbandonò il Chelsea:

Tornerò ad allenare qui in Inghilterra, ma non sarà la prossima cosa che faccio: ora voglio un altro paese, un’altra esperienza, un altro calcio

Va da sè che la notizia si ricollega a quella di un possibile abbandono da parte di Benitez della panchina del Liverpool.

Highlights Inter-Werder Brema

Ottobre 2, 2008

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